sabato 26 giugno 2010

In presa diretta

Coso è uno di noi, senza dubbio. È uno qualsiasi quando rimugina sui propri pensieri; se si alza e parte; mentre vive in bilico sulla decisione da prendere. Coso è un firmamento di possibilità per l’umano andare, una galassia di evoluzioni del corpo nel suo dirigersi altrove, la costellazione di un sostare o indugiando spostarsi. Catturati in pose fisse dalla durata imprevista o sorpresi dall’incendiarsi di un moto nuovo, tre corpi allenati all’acrobatico, sinuoso, plastico agire, ci regalano la visione di un’opera d’arte totale che non dimenticheremo.
Lo spettacolo è il risultato di una incredibile sinergia, prodotta dal talento dei tre straordinari danzatori e artisti che l’hanno ideato e realizzato con assoluta perfezione tecnica ed esecutiva.
Ad accompagnare Marta Melucci e Francesca Telli, (fondatrici della compagnia Schuko), in questo viaggio attraverso le infinite traiettorie e multidimensionalità dello spazio, c’è il danzatore Cristiano Fabbri, con il quale creano una vera e propria “ingegneria del movimento”; fondendo i moduli espressivi tipici del teatro danza con il design, la moda e le arti visive, costruiscono un impianto coreografico di singoli episodi staccati e interdipendenti, sostenuti di volta in volta da brani scelti con cura da un repertorio che spazia dalla musica elettronica a certo cantautorato d’elezione.
Il montaggio dei singoli pezzi segue la scansione temporale delle peripezie che – nel complesso – formeranno una fenomenologia di micro e macro-azioni: una sintassi fatta di gesti fluidi, ritmici o “simbiotici”, questi ultimi riferibili alle partiture fisiche delle due “ombre/ninja”, che seguono Coso in ogni suo “verso-dove”.
Passo dopo passo infatti, le due figure in nero assumeranno i ruoli ipotetici di alter-ego, burattinai, guardiani o aiutanti del protagonista, sostenendone o contrariandone il flusso tensivo.
La scenografia rispecchia una particolare estetica, (realizzata con il contributo dello scultore cileno Augustin Olavarria e la stilista milanese Raffaella Spampanato), che nel suo bianco-nero optical di forme, profili e volumi geometrici, accoglie con efficacia contrastiva le esaltanti animazioni di Schuko.

Manuela Musella

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